Quando un'abitazione fatiscente divanta luogo di pericolo
—
archiviato sotto:
ristrutturazioni
Il caso dei fratelli Pappalardi, morti in una masseria abbandonata del centro storico
Il “caso” ha voluto che un bambino di Gravina di Puglia, un paesotto del tavoliere delle Puglia, sia caduto in un pozzo antico. E’ avvenuto in un paese dove domina la storia contadina fatta di calura, di covoni di grano e siccità, una storia che ha lasciato segni indelebili. Il pozzo è antico, d’altri tempi, testimonianza di un casale dalle cento stanze, dove nel seminterrato è stata costruita una cisterna d’acqua: simbolo di ricchezza simile al lusso odierno della piscina. Per l’epoca era il pregio, un po’ come rappresentanza della sicurezza avanzata: quell’acqua dava la possibilità di rifornirsi con un secchio a portata di mano. Ovviamente di condutture di tubi, all’epoca, manco a parlarne. Ma così era il mondo contadino e quel casale era la testimonianza austera e oggi la prova della decadenza. Intorno alla masseria delle cento stanze si è allargato il paese, gradualmente sono cresciute le case e la comunità dove la parlata è sempre più l’eco dei vicoli e delle case accatastate. A Gravina di Puglia la vita viene scandita dagli eventi stagionali e dalla siccità della terra amara che ha portato alla corriera per il Nord e all’emigrazione. Il “caso” ha voluto che un bambino di tredici anni ci sia caduto in quella botola a cielo aperto di un metro quadrato e da lì un salto di 27 metri sino al pavimento di un volume immenso. Sin qui la storia occasionale, perché il pompiere che è andato a raccogliere il bambino disgraziato nel fondo della cisterna ha trovato i resti dei due bambini scomparsi nel giugno 2006: Francesco e Salvatore Pappalardi. La possibilità che fossero morti in un incidente era stata valutata dagli investigatori. Infatti il giudice che al 27 novembre scorso aveva arrestato il padre Filippo Pappalardi accusandolo di averli uccisi, l'ha esclusa. E così ha motivato il suo teorema: «L'ipotesi di duplice e contemporanea disgrazia appariva scarsamente probabile dato che, salvo pensare a un crollo che avesse coinvolto entrambi o all'ipotesi di una disgrazia accorsa al secondo che magari tentava di soccorrere il primo (per esempio caduto in un vascone per l'irrigazione), resta il fatto insuperabile che Gravina di Puglia non è un Comune di alta montagna, con crepacci, burroni e slavine pronti a seppellire per sempre i corpi dei malcapitati». Ma Gravina è sul livello del mare, e il magistrato ha trascurato che è pieno di luoghi dove si può precipitare. Del resto lo stesso giudice scrive nella sua ordinanza che i due ragazzini «..e altri giovani del paese erano soliti trascorrere il tempo presso alcune abitazioni fatiscenti e abbandonate del centro storico». Posti pericolosi, proprio come la vecchia masseria dove sono morti Ciccio e Tore. Per capire come siano finiti lì si può invocare solo l’attrazione che certi luoghi esercitano sugli adolescenti, in generale, ma anche sui bambini. L’attrazione del luogo pericoloso è abitato, nella fantasia dalle anime dei morti, dai fantasmi o dalle streghe .
Comunque sono i personaggi del nucleo di molte fiabe dei bambini: e gli angeli con le ali sono i protagonisti che possono andare e tornare da certe località – da qui la dizione di “angeli custodi”. Insomma come se certi luoghi spettrali e pericolosi sono il mondo dei morti e delle anime in pena. Di solito è il castello diroccato ma anche la metafora della foresta di Cappuccetto Rosso o la gola profonda della grotta con i pipistrelli : luogo ideale per eccitare la fantasia dei bambini. Perché? Credo che fra i molti motivi invocabili come utili alla conoscenza deve essere preso in seria considerazione lo stato esistenziale del minore: ovvero la condizione di precarietà. Le condizioni esistenziali dei minori sono già normalmente di base caratterizzate dallo stato di precarietà. Precarietà vuol dire senso di impotenza, sentirsi limitati nell’azione e nell’autonomia. Perciò i minori provocano sempre due sentimenti opposti: il più delle volte proviamo un primo sentimento molto diffuso di tipo affettivo perché ci sentiamo chiamati e impegnati a proteggerli proprio perché fragili e in difficoltà, ma molte volte – e purtroppo ancora oggi evitiamo di affrontare l’argomento – si prova un sentimento diverso opposto all’affettivo ed è di intolleranza per lo stato di precarietà dei minori. Per avere un’idea del sentimento intollerante possiamo ricordare le regole fissate da Hobbes nella metà del Seicento riguardanti appunto “l’assoggettamento minorile” ancora oggi rintracciabile nel costume quotidiano: nella migliore delle ipotesi i figli piccoli sono di proprietà dei genitori nella peggiore sono di proprietà di un solo genitore, e perciò essendo di proprietà si possono vendere, darli in pegno, ucciderli, per ribellione o sacrificarli per la pace. Nei Paesi al di fuori dell’OCSE le “morti evitabili” nel gruppo di età 0 5 anni sono più di 9 milioni all’anno. Mentre nei paesi sviluppati i numeri sono molto diversi e inferiori. Ma esiste purtroppo una forbice fra il Nord e il Sud Italia: nel Mezzogiorno (praticamente da Roma in giù) i tassi di mortalità infantile sono a tutt’oggi doppi o tripli rispetto a quelli da Roma in su: per es. il valore della Sicilia (6,7 per mille) è quasi eguale a quello della Bielorussia. Sicuramente occorre tener presente l’influenza della gestione della risorsa sanitaria e lo spreco della stessa ma sicuramente, il caso di Gravina ne può rappresentare il caso emblematico, conta anche il dato antropologico. Ciò premesso possiamo ipotizzare che nei minori in cui è elevato il grado di precarietà maggiore sarà prevalente l’ attrazione per il pericolo. Ciò è dovuto per le caratteristiche biologiche e metaboliche: il minore in stato di precarietà e con la percezione del sentimento di abbandono e di intolleranza da parte dell’adulto si sente gravitazionalmente sempre più attratto dal Piacere Paradossale che il pericolo è in grado di provocare. Il minore si sentirà così attratto dai giochi violenti, dal piacere di abusare il prossimo anche verso i suoi coetanei e soprattutto in generale verso il più debole. E’ l’espressione del “bullismo” ed è evidenziabile dal sadismo nei confronti degli animali: formiche, zanzare, lucertole ecc. sono le vittime preferite dei bambini esposti alla fragilità e precarietà. Mentre un minore che si sente protetto e garantito dagli adulti risulta essere fiducioso e meno affascinato dal Piacere Paradossale delle fonti di pericolo. L’aspetto inquietante e drammatico di questa tragedia è che i due bambini non sono stati capiti né tantomeno valutati sul piano umano: sperimentavano sicuramente lo stato di fragilità e precarietà esistenziale per la mancanza di figure genitoriali affidabili e ciò li spingeva a ricercare situazioni spericolate. Un’osservazione banale e scontata ma sottovalutata dagli inquirenti. Incredibile!! Ma le cose sembrano che siano andate proprio così: le indagini dei corpi dei ragazzi sono state effettuate e anche la cisterna della masseria è stata visitata. I cercatori l’hanno ispezionata dall’alto dei ventisette metri di profondità con una torcia! Cosa si poteva vedere e sentire da ventisette metri? Nulla. Ma risulta che nelle indagini non si è ipotizzata la psicologia di un bambino: ovvero l’incidente di caduta in un pozzo. Eppure era stato accertato che “altri giovani del paese erano soliti trascorrere il tempo presso alcune abitazioni fatiscenti e abbandonate del centro storico” (dall’ordinanza del GIP che ha convalidato l’arresto del padre) ma è stato privilegiato il “teorema” di Hobbes le cui regole prevedevano che i bambini sono oggetti nelle mani dei genitori che li possono vendere, uccidere perché di loro esclusiva proprietà. Di nuovo è stato dimenticata la dignità e la dimensione dei minori, ma questa volta da parte delle istituzioni, le stesse che dovrebbero recepire la convenzione dell’ONU sui diritti dell’infanzia. E così non è stata ispezionata la cisterna della masseria del centro storico di Gravina e si è andati a cercare i minori in Romania perché, stando al teorema degli inquirenti, sarebbero stati venduti a gruppi satanici.

































