Sulla Casa si riapre un dibattito che rischia di auire tensioni
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Che ci sia una situazione generale non facile è sotto gli occhi di tutti, aggravata e caratterizzata, se vogliamo, anche da elementi di novità: come la crisi dei mutui subprime americani, che, di fatto, abbattendosi sulla borsa statunitense, finisce con il coinvolgere l’assetto generale del sistema finanziario mondiale, e del caro petrolio sui cui effetti, diretti ed indiretti, non è il caso di soffermarci. Resta la circostanza che si fa difficoltà a credere ad una imminente ripresa, che spesso viene fatta immaginare come alla portata: c’è già chi è pronto a scommettere che, con Obama “cittadino del mondo” alla Casa Bianca, sarà tutta un’altra storia.
Ma una qualche riflessione dovremmo farla, guardando un po’ di più ai fatti di casa nostra dove, forse, l’accentuazione dei problemi e dei ritardi nell’adozione di provvedimenti sono legate a peculiarità che, certo, non giovano.
Se solo guardo ad alcune vicende che interessano il settore immobiliare, c’è poco da stupirsi quando si afferma che il sistema è in perenne difficoltà, se si eccettuano i risultati che giovano solo agli speculatori ed ai cd poteri forti. Per venti anni, dal 1978 al 1998, abbiamo ingessato il mercato delle locazioni con l’Equo Canone; in 10 anni, dal 1998 al 2008, seppur previsto dalla legge di riforma delle locazione abitative (L. 431/98), non si è stati capaci di rendere operativo uno strumento di conoscenza e quindi in grado di consentire interventi mirati ed aggiustamenti al sistema, quale è l’Osservatorio Nazionale sulla condizione abitativa. Di fatto la legge, meglio conosciuta come legge sull’Equo Canone, ha visto abrogate solo alcune norme per cui ci troviamo di fronte ad una legislazione disarticolata (infatti tutte le norme sulla locazione per gli usi non abitativi lì permangono) quindi, a maggior ragione, la nostra richiesta di un testo unico sulle locazioni trova validità.
L’ICI straordinaria dal 1992 resiste alla forza del tempo, tranne l’abolizione per la prima casa, dopo sedici anni: e c’è già qualche pentimento. Sul condominio le norme sono inserite in pochi articoli del codice civile che risalgono al 1942. A nulla vale il consistente contenzioso che vede le sentenze della Corte di Cassazione come fonte di riferimento, di fronte ad una disciplina superata dal tempo, e che, alla luce dei cambiamenti avvenuti negli anni, merita di essere rivista ed aggiornata. Per non parlare della figura dell’ Amministratore di condominio, oberato da sempre maggiori compiti e responsabilità e la cui professionalità, in pratica, non risulta certificata né l’attività regolamentata. Il 31 Dicembre 1998 è venuto a cessare il prelievo ex GESCAL e di fatto non sono stati più organizzati piani di edilizia sociale e poi ci meravigliamo del fenomeno dovuto al “disagio abitativo” o alla circostanza che, nella vicina Francia, si costruiscono – come testimonia il Censis – 50 mila alloggi l’anno per l’edilizia sociale, mentre da noi solo 1.900. Lo stesso patrimonio degli Istituti Previdenziali assolveva ad una duplice funzione ritenuta utile: la prima, quella di mettere al riparo i soldi provenienti dalla contribuzione, investendoli nel mattone, l’altra dando in locazione, a canone agevolato, una parte consistente del patrimonio. Ebbene, cosa è avvenuto: l’esigenza primaria di ripianare il deficit dello Stato ne ha consigliato la dismissione, attraverso quel meccanismo meglio conosciuto come la “cartolarizzazione”, consentendone, di fatto, lo smantellamento. Sappiamo, o meglio sappiamo poco, a quanto siano giovate quelle scelte (la commissione d’indagine sulla vicenda ha sollevato dubbi e perplessità, portato alla luce qualche vicenda singolare e qui mi fermo). La pressione fiscale sulla casa ha, da tempo, superato ogni limite di ragionevole tollerabilità e decenza; lo Stato, parassita, erode gradualmente mattoni di sacrificio e di speranza. Ma veniamo a qualcosa di più recente: di fronte ad un piano casa a stanziamenti già previsti, a linee di indirizzo ed intervento unanimemente condivise - e quando dico questo, non mi riferisco a scelte di parte e o di schieramento, ma all’importante lavoro del “Tavolo di concertazione”, concluso nel 2007, anche con una Conferenza Nazionale sulla Casa - ora viene varato un nuovo piano casa che supera, di fatto, anche nel metodo (la concertazione), le intese già raggiunte fra le parti sociali, e riapre un dibattito che, inevitabilmente, finisce con acuire tensioni, e allungare i tempi, di fronte all’emergenza.
Non voglio generalizzare perché ritengo giusto che un’azione di governo sappia caratterizzarsi e caratterizzare ma se fossimo ripartiti da quell’accordo, con eventuali correzioni e qualche aggiustamento, penso che, a giovarne, sarebbe stato il sistema Paese e, perché no, lo stesso Governo. Si tratta, ora, di ripartire ed è evidente che la questione del federalismo, quella delle aree metropolitane, del piano casa, che si collega anche alla riforma urbanistica, caratterizzeranno non solo l’estate ma ancor di più la ripresa autunnale. La nostra agenda dei lavori vede una serie di impegni già presi e, come sempre, continueremo a fare la nostra parte.

































