LO DICONO I NUMERI: I COMUNI SONO GLI ENTI PIU' VIRTUOSI
Aliquote ICI 2007 in Emilia Roamgna alleneate alla media nazionale
I Comuni stanno mettendo il freno alle spese. Nel 2006 hanno contribuito al risanamento del debito pubblico per 1994 milioni di euro. Lo sostiene lo studio di Ifel (Istituto per la Finanza e l’economia locale): «La manovra finanziaria dei comuni, rapporto 2007» che ha fotografato entrate e spese dei comuni. L’Istituto ha voluto comporre un quadro d’insieme sugli effetti della manovra di bilancio 2007 sugli enti locali. Informazioni interessanti perchè avranno un peso sulle politiche abitative, sulla qualità dei servizi locali e sull’impostazione della finanziaria 2008. Secondo lo studio l’ICI prima casa è calata dell’1,56%, in linea con obiettivi Dpef. Stesso comportamento sobrio è stato tenuto per l’addizionale IRPEF che ha interessato 11 milioni di contribuenti. Il 43,84% dei comuni ha mantenuto invariata l’aliquota, lo 0,25% l’ha ridotta, mentre 620 hanno applicato esenzioni a specifiche fasce di reddito. L’Ifel è una fondazione dell’ANCI specializzata in studi, ricerche e formazione sui temi della finanza degli enti locali, tributi locali, ed economie territoriali. Tuttavia gran parte dei dati utilizzati per lo studio sono stati tratti da Istat, Banca d'Itali e Corte dei Conti. Un’opera attesa quella intrapresa dai comuni “che può dare un contributo significativo alla riduzione dei costi pubblici e allentare così il peso fiscale sulle famiglie”. Ma le notizie non sono tutte positive!
Cresce l'indebitamento netto della pubblica amministrazione. Questo succede nonostante una congiuntura economica positiva per l’Italia (Pil 2006, +1,9), per Europa e nel mondo. Nel 2006 l’indebitamento netto della PA è cresciuto di altri 6 miliardi di euro rispetto il 2005, con un peso aggiuntivo sul prodotto interno lordo (PIL) dello 0,2%. E’ stato raggiunto un indebitamento pari a 65.504 milioni di euro, che corrisponde al 4,4% del PIL. I debiti dei comuni incidono solo per il 4,6% del totale delle “sofferenze” delle amministrazioni pubbliche, e tale valore è in calo. Il deficit in capo ai comuni ha visto il suo punto più alto nel 2003 con 4.195 milioni di euro. Nel periodo 2005 - 2006 è rimasto pressoché inalterato: 3.035 milioni nel 2006 e 2.955 milioni del 2005. Municipi quindi più sobri del passato, attenti al patto di stabilità interno e ad un quadro politico ed economico decisamente più complesso.
La potestà fiscale locale grava essenzialmente sugli immobili tramite l’ICI e Tarsu ed è esercitata su basi imponibili praticamente ingessate. Con la compartecipazione dinamica all'Irpef, gli enti locali sono riusciti ad aumentare i loro investimenti. Ad ogni buon conto il debito complessivo dei comuni è secondo solo a quello della PA centrale. E’ legato all’impegno diretto dei Comuni e Province sul fronte dei servizi e della realizzazione di opere pubbliche di valenza locale. Tuttavia il loro debito è pari al 2,88% del totale di quello pubblico 2006. Nel 2005 era del 2,70%. L’incremento nei due anni è stato insignificante, se raffrontato a quello di regioni e province. Il debito dei comuni è infatti cresciuto del 10,98%, mentre quello delle province è aumentato del 19,16% e quello delle regioni addirittura del 33,12%. Tasche cucite per le amministrazioni centrali che tra il 2004 e il 2006 hanno diminuito la loro incidenza sul debito totale dell’1,45%.
Le entrate degli Enti Locali crescono meno di quelle statali. Quelle comunali, nel 2006, al netto dei trasferimenti, sono state pari a 34.315 milioni di euro, lievitate rispetto al 2005 di appena 1'1,7%. Nel 2006 le entrate delle amministrazioni statali hanno raggiunto i 365.200 milioni di euro con un incremento sul 2005 del 10,7%.
I comuni si sono dovuti “ingegnare” non poco per garantire i livelli raggiunti di qualità dei servizi. Molti progetti sono stati rinviati. Del resto il patto di stabilità interno è stato talmente stringente da tarpare le ali alla “fantasia” di assessori e ragionieri. L’indice di crescita delle entrate comunali è stato misero se rapportato a quello degli altri settori pubblici. Negli ultimi due anni è stato pari a meno della metà della crescita registrata per le entrate regionali e enti di previdenza.
La crescita delle entrate comunali negli ultimi 2 anni è stata meno della metà di quella delle entrate regionali e degli enti di previdenza e circa la metà delle entrate delle province. L’incremento della pressione fiscale nazionale non è dipeso dai comuni. Essa è salita nell'ultimo anno, dopo una flessione del 2003 – 2004. Nel 2006 rispetto al 2005 la pressione fiscale a livello nazionale è aumentata dal 40,6% del PIL al 42,3%. Un incremento dell'1,7%, dovuto all’azione di contrasto all’evasione delle imposte dirette per il 12,4% e indirette per il 7,8%. Il fisco comunale è stato più tollerante con un’incidenza sul PIL passata dall'1,35% del 2004 all'1,33% del 2005 e all'1,29% del 2006. Il gettito ICI è però salito del 2,5%, ma al di sotto dei valori di tutte le altre imposte indirette.
La spesa dei comuni è risultata piuttosto sobria se raffrontata con quella dello Stato. Per le amministrazioni centrali questa è schizzata da 228.121 del 2005 ai 262.230 milioni di euro del 2006. Nel 2004 tale cifra era invece di 220.347 milioni di euro. Per lo Stato la crescita 2006 era stata del 15%, nel 2005 il 3,5%. Di contro nel 2004 i comuni spendevano 61.192 milioni di euro, 60.666 (+0,90%) nel 2005 e 61.887 (+2,%) nel 2006. Per IFEL, questi dati confermano una migliore capacità di spesa dei comuni rispetto gli altri settori della Pubblica Amministrazione.
I comuni dell’Emilia Romagna hanno fatto i conti con la logica del federalismo fiscale e il bisogno di mantenere alta la qualità dei servizi erogati ai cittadini. Preoccupazione quest’ultima che ha accomunato tutti i sindaci. Il quadro dei trasferimenti dallo Stato ai comuni ha segnato un -7,5% tra 2006 e 2007. Anche sotto la spinta dei sindacati e media nel periodo 2005 – 2007 è cresciuto a 1173 il numero dei comuni italiani che hanno applicato l’aliquota ICI ordinaria più bassa (4‰). Purtroppo in Emilia Romagna tale numero è rimasto fermo ad uno. Sono cresciuti anche da 135 a 156 (300.000 abitanti in più), i comuni emiliano romagnoli che hanno applicato l’aliquota ICI massima del 7‰. Nel biennio 2005 – 2007, in regione, è cresciuta da 6,68 a 6,77 l’aliquota media ordinaria (+1,35%). E’ calata invece l’aliquota ICI per abitazione principale da 5,50 a 5,48. Questo trend discendente ha riguardato tutte le regioni. Quelle più virtuose, su questo tema, sono state la Valle D’Aosta, il Trentino Alto Adige e la Sardegna. Quanto all’addizionale IRPEF 2007, l’aliquota media ponderata applicata dai comuni in regione è stata dello 0,460 minore della media nazionale che è stata dello 0,462. Valori lontani dal massimo consentito dello 0,8% dalla legge Finanziaria 2007. In valori assoluti il gettito di addizionale IRPEF in regione è passato da 128,87 milioni di euro a 235,98 milioni, conquistando tre posizioni nella graduatoria della raccolta dei comuni raggruppati per regioni. I comuni in regione hanno mediamente aumentato le aliquote, ma previsto anche più esenzioni.

































