Dal Governo poche risorse per l’edilizia sociale
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Intervista a Luigi Gilli, Assessore alla Casa della Regione Emilia Romagna - Socialmente iniquo disfarsi del patrimonio pubblico
E la Regione vara un piano per 3000 alloggi agevolati
“Ritengo impercorribile, e anche socialmente iniquo, “disfarsi” a basso prezzo di un patrimonio costruito in decenni di impegno delle comunità locali”. Luigi Gilli, Assessore alla Casa della Regione Emilia Romagna boccia senza mezzi termini la proposta, avanzata dall’On. Renato Brunetta, di vendere agli inquilini gli immobili di edilizia residenziale pubblica
“L’inserimento nella Legge Finanziaria 2006 di questo provvedimento continua Gilli - altro non è che una promessa elettorale che il Governo, come per le promesse fatte in passato, non manterrà. Si raschia il barile, cercando di illudere gli inquilini delle case pubbliche che potranno diventarne proprietari quasi gratuitamente”. Dopo queste prime battute vale la pena approfondire l’opinione dell’Assessore sull’operato del Governo uscente in materia di casa.
Assessore, in tema di politiche abitative che voto assegna a questo Governo?
Non sono io che posso dare voti. Lo debbono fare, quando saranno chiamati, i cittadini. Comunque in cinque anni il Governo poco ha stanziato per le politiche per la casa al fine di accrescere il patrimonio di edilizia sociale. Con le cartolarizzazioni prima e con il piano Brunetta ora si propone di ridurlo. Dopo aver tentato di vendere le spiagge vuole vendere le case popolari dei Comuni aggravando così il disagio sociale e la precarietà.
Quale è la situazione economica delle Acer dell’Emilia Romagna? C’è chi nelle ultime settimane ha parlato di pesanti passività di queste aziende: propaganda elettorale o c’è qualcosa di vero?
In Emilia-Romagna lo stato finanziario degli enti che gestiscono il patrimonio pubblico non è disastroso. Forse in altre parti d’Italia gli enti di gestione costano più dei canoni che incassano, ma non da noi. Da noi il costo di gestione degli alloggi è notevolmente inferiore ai ricavi da canoni.
Può darci qualche dato?
Considerando i circa 54 mila alloggi gesti dalle Acer nel 2005 la differenza tra ricavi da canoni e costo di gestione degli alloggi si aggira, infatti, attorno ai 48 milioni di euro. Il canone medio mensile regionale per tali alloggi, nel 2005, è stato di circa 115 euro, per un ricavo complessivo di poco più di 74 milioni di euro. I Comuni sono i proprietari degli alloggi, che hanno dato in gestione alle Acer ad un costo medio di circa 40 euro mensili; pertanto, il costo di gestione complessivo è annuo è di circa 26 milioni di euro. La differenza tra i 74 milioni dei canoni ed i 26 milioni del costo della gestione è, appunto di 48 milioni di euro. Una cifra non indifferente in assoluto, e comunque incomparabilmente maggiore rispetto al niente che il governo in questi anni ha stanziato per le politiche abitative e che viene impiegata dai Comuni per realizzare nuove case e mantenere in buono stato quelle esistenti.
Con il trasferimento alle Regioni delle competenze in materia di politiche abitative si pone con maggiore forza il problema delle risorse…
Le politiche regionali devono fare i conti con una iniziativa del Governo centrale di sostanziale disinteresse per le sorti del settore. Prova ne sono i ridotti stanziamenti di bilancio previsti nella precedente legislatura e la ritardata attuazione degli interventi per la parte dei fondi non tagliati.
La diminuzione delle disponibilità statali per il fondo per l’ affitto è la prova di questa linea politica. Ben 11 milioni di euro in meno dal 2000 ad oggi in Emilia Romagna a fronte di una crescita, nello stesso periodo, delle richieste che sono passate da circa 20 mila a quasi 50 mila.
Quali sono i progetti che la Regione Emilia Romagna metterà in campo per l’affitto sostenibile?.
Stiamo per varare un Piano per 3000 alloggi a canone calmierato in Emilia Romagna: un contributo concreto per affrontare il disagio abitativo che si manifesta anche nella nostra Regione, seppure non nelle forme acute riscontrate in altre parti del Paese. Il programma, voluto dal presidente Errani, amplia l'offerta di alloggi destinati all' affitto ed alla proprietà a canoni e prezzi più bassi di quelli di mercato. Per realizzarlo la Regione destinerà a questo programma un fondo a rotazione di circa 55 milioni, sia per l' affitto che per la costruzione, con lo scopo di aggregare altre risorse. I tempi di realizzazione degli alloggi sono di tre anni. Quindi il completamento è previsto entro la fine della legislatura.
E per il breve periodo?
A fine anno, sono stati aperti i cantieri ed avviati i lavori. Nel giro di due, tre anni l’attuazione di questo programma permetterà di dare in affitto a prezzi molto più bassi di mercato oltre 1.800 appartamenti. Per la sua realizzazione saranno erogati finanziamenti per oltre 73 milioni di euro, 61 dei quali provenienti dal bilancio regionale e 12 di contributi statali stanziati dal precedente governo.
E’ possibile calmierare il costo delle aree? Non è questa la voce che incide maggiormente sui costi degli appartamenti?
Attualmente il 40% del costo di un appartamento/alloggio, è la somma del costo del terreno e degli oneri di urbanizzazione.
Per ridurre tali costi, la politica che la Regione intende perseguire è quella volta a favorire la disponibilità di aree comunali, sia per le grandi realtà urbane, sia per i piccoli comuni, eventualmente anche associati, in modo tale da immettere sul mercato aree a prezzi calmierati, operando, di fatto, con il sistema che aveva permesso negli anni ’60 -‘70 di attivare grandi interventi di edilizia economica popolare. In secondo luogo, si ritiene opportuno intervenire sulle tipologie edilizie, privilegiando quelle che riducono il consumo del territorio e favoriscono un maggior risparmio energetico.
Un Piano per la casa non può prescindere dal tema della riqualificazione urbana. Prima di pensare a nuove colate di cemento non è meglio valorizzare il patrimonio esistente?
Per la Regione Emulai Romagna riveste particolare interesse il tema della riqualificazione urbana, come strategia preferenziale per indirizzare lo sviluppo senza consumo di nuovo territorio. Ogni intervento di recupero dell’esistente, di rigenerazione di parti di città, di trasformazione funzionale dovrà essere valutato con particolare attenzione ed incoraggiato quando possiede le potenzialità per migliorare la qualità urbana complessiva. E’ ovvio che dobbiamo attribuire al concetto di qualità un significato complesso, che non riguarda solo l’impatto “fisico” sull’edificato, ma anche il livello di integrazione e sicurezza sociale garantito alle persone che vivono gli spazi urbani.

































