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intervista al vice Ministro Angelo Capodicasa

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“Le politiche abitative devono essere considerate una priorità nazionale”. Non ha alcun dubbio il Vice Ministro alle Infrastrutture, On Angelo Capodicasa riguardo alla rilevanza della questione abitativa nel nostro paese: “il Governo Nazionale – insiste - deve assumere le iniziative necessarie per rendere accessibile la proprietà della casa alle famiglie a basso reddito e rendere il mercato degli affitti più flessibile”. E il motivo è tanto semplice quanto drammatico: “le aree del disagio abitativo sono in costante crescita”. Una nuova stagione per le politiche per la casa, quindi. Sarebbe davvero un bel “giro di vite” dato che, negli ultimi dieci anni, abbiamo assistito ad un generale disimpegno del pubblico nel settore abitativo. Vediamo di approfondire la questione.
 
Vice Ministro quale è la situazione attuale e quali sono le strategie del centro sinistra in materia di casa?
 
La tendenza negli ultimi cinque anni ha visto un aumento del numero delle famiglie che sono scese sotto il livello di povertà; parallelamente la crescita del costo degli affitti, dovuta a diverse ragioni, ha messo un gran numero di famiglie fuori da ogni logica del mercato immobiliare. Se non si interviene con una pluralità di strumenti, nuovi e straordinari, dalla leva fiscale alla costruzione di alloggi da affittare con canoni sociali, all’incentivazione dell’offerta abitativa rispetto ad una fascia di reddito che è esclusa, perché non ha i mezzi, dalla proprietà immobiliare, si rischia di ampliare il disagio abitativo oltre ogni limite accettabile, soprattutto nelle grandi aree urbane.
È necessario un piano organico, il cui primo obiettivo deve essere quello di aumentare l’offerta di edilizia sociale, per portare l’Italia in linea con la media europea. Non solo con nuove costruzioni ma anche attraverso il recupero delle città, realizzando piani di ristrutturazione che prevedano anche partnership pubblico-privato attraverso l’utilizzo dello strumento del project-financing, ove applicabile.
 
 
Nel nostro Paese, la percentuale di proprietari di casa è molto alta, mentre chi abita in affitto non raggiunge nemmeno il 20%. In altri paesi d’Europa c’è un maggiore equilibrio tra “inquilini” e proprietari”. Quali sono i motivi di questa “anomalia” italiana? Non sarebbe meglio rilanciare una nuova politica dell’affitto?
 
Va senza dubbio ripensata la politica degli affitti ed il Governo nazionale deve recuperare un ruolo di indirizzo, intervento e regolazione del mercato, finalizzato all’aumento dell’offerta di alloggi a canoni accessibili.
L’alta percentuale di proprietari di casa, molto più alta della media europea, è anche il frutto di una scelta culturale che attribuisce alla casa un valore non soltanto economico.
Spesso però c’è un mercato degli affitti troppo rigido che impedisce ai soggetti più deboli, penso soprattutto ai giovani, di accedere al mercato degli affitti o li spinge ad abbandonare le città.
Si potrebbe pensare di intervenire attraverso politiche di incentivazione fiscale per i proprietari prevedendo forme di detassazione ovvero di abbattimento delle aliquote ICI, anche per diminuire il fenomeno dell’affitto in nero che assume dimensioni inaccettabili per gli studenti o per i cittadini immigrati.
 
La legge 431/98 inaugura la filosofia del “doppio binario” nel mercato della locazione. Come giudica l’esperienza dei contratti concordati? Vale la pensa di insistere con questo strumento? Sono pensabili altri incentivi a favore di questa tipologia contrattuale?
 
La legge n. 431 del 1998 va perfezionata: è uno degli strumenti da utilizzare all’interno di una strategia complessiva.
Si può pensare, per esempio, a una rivisitazione complessiva del sistema delle detrazioni fiscali, rimodulando le agevolazioni fiscali a favore del libero mercato e, contemporaneamente, incrementando la detassazione degli affitti a canone concordato.
 
 
L’uso oculato della leva fiscale può essere un buon modo per rilanciare le politiche dell’affitto. Penso per esempio all’introduzione dell’aliquota unica sulle rendite da locazione che il Presidente del Consiglio, Romano Prodi ha proposto di fissare al 20%. Condivide questa proposta?
 
L’aliquota unica è un altro degli strumenti che bisogna utilizzare. La leva fiscale può e deve essere utilizzata per raggiungere una molteplicità di obiettivi. Innanzitutto per aumentare la disponibilità degli alloggi in locazione, pensando ad aliquote differenziate dell’ICI per incentivare i proprietari ad immettere sul mercato gli immobili sfitti. Si possono inoltre pensare, come in parte è stato fatto, misure che favoriscono l’emersione dei contratti in nero, che è un fenomeno che sta assumendo dimensioni inaccettabili e penalizza soprattutto i soggetti più deboli. Infine, vanno inseriti gli strumenti necessari per favorire le categorie disagiate.
 
Il fondo sociale per l’affitto permette di sostenere gli inquilini in difficoltà sul mercato privato dell’affitto. Tuttavia, di anno in anno, le risorse diminuiscono e le domande aumentano. Che fare? E’ possibile invertire questa tendenza? Inoltre il giudizio su questo strumento non è unanime: per alcuni condurrebbe  addirittura ad una lievitazione dei canoni. Quale è la sua opinione?
 
Il sostegno agli inquilini appartenenti a categorie sociali disagiate rappresenta uno strumento necessario ma non sufficiente. Questi interventi devono essere più mirati ed efficaci. Bisogna innanzitutto stabilire fonti di finanziamento certe, stabili ed adeguate e vanno incoraggiate le iniziative regionali per l’istituzione di “fondi di rotazione” per gli alloggi in locazione.
Dall’altro lato però è indispensabile, per fare fronte al crescente bisogno abitativo, agire sul versante dell’offerta. Il solo strumento del sostegno alla locazione potrebbe, infatti, rivelarsi un’arma a doppio taglio continuando ad alimentare la crescita degli affitti. Per aumentare l’offerta bisogna prevedere strumenti che facilitino la concessione dei mutui per la prima casa e l’accesso alla proprietà alle giovani coppie, o ai lavoratori atipici, anche attraverso l’attivazione di un fondo di garanzia per la prima casa.
C’è poi un’emergenza, che stanno vivendo alcune città. Il Governo è già intervenuto in questo senso prorogando gli sfratti ma solo in vista della realizzazione di un piano nazionale straordinario di edilizia residenziale pubblica finalizzato all’aumento di alloggi in locazione a canone sociale e a canone concordato al fine di garantire il passaggio da casa a casa dei soggetti svantaggiati che sono soggetti a procedure esecutive di sfratto.
 
La casa è parte integrante non solo delle politiche di welfare ma anche delle politiche di riqualificazione urbana: le periferie delle nostre città sono a “rischio” convivenza civile  sul modello delle banlieus francesi?
 
La realtà italiana è molto diversa e, al momento, il “rischio” francese non è così imminente. Tuttavia, vi sono delle tendenze in atto che hanno portato a concentrare nelle periferie urbane sacche di disagio sociale, con una crescita esponenziale del deficit di vivibilità e conseguentemente delle relazioni sociali. L’intervento pubblico sul problema casa deve fare i conti quindi anche con un problema di natura sociale, a cui è strettamente connesso. È innegabile come al degrado degli insediamenti periferici corrisponda un incremento dell’emarginazione sociale ed una difficoltà di integrazione nel tessuto economico e relazionale dei residenti.
Le nostre città rappresentano un paradosso: grandi potenzialità dei contesti urbani, università, terziario avanzato ma, a poca distanza, troppo spesso si trovano periferie invivibili con servizi pubblici inesistenti, degrado civile e sociale. In queste realtà sostanzialmente sono vietati, o ancor peggio rifiutati, gli stessi diritti di cittadinanza a fasce importanti della popolazione.
È difficile che le nostre città possano esprimere a pieno le loro potenzialità se i processi di innovazione ed i progetti di sviluppo economico non avranno un collegamento forte con ampie fasce di popolazione che attualmente sono escluse o si autoescludono.
Anche in questo campo il contesto europeo è quello in cui ci muoviamo. Credo che sia indispensabile varare una politica comune europea sul problema della casa perché i problemi delle periferie di Madrid o di Londra non sono molto diversi dai problemi che noi affrontiamo a Milano piuttosto che a Torino.
Le banlieus francesi devono rappresentare un monito: il degrado delle periferie può produrre lacerazioni profonde nel tessuto civile e sociale. Ma ci sono anche tante esperienze positive, anche italiane, che possono diventare modello comune.
È necessario sostenere le Amministrazioni Locali nel loro lavoro quotidiano perché va costruita una trama fatta di relazioni economiche e culturali per attivare un circuito virtuoso che produca sviluppo locale, promozione sociale e partecipazione.
  
La casa, sono in molti a dirlo, è un’assoluta priorità. Eppure negli ultimi anni non si è riusciti ad organizzare una Conferenza nazionale per la casa in grado di fare il punto sulla situazione abitativa, anche alla luce delle profonde trasformazioni della società italiana. Enti pubblici, sindacati e associazioni di categoria riusciranno, con il beneplacito del Governo, a sedersi attorno ad un tavolo per parlare di casa?
 
Attorno al problema della casa è necessario mettere a confronto i tanti punti di vista ed i tanti approcci, anche culturali, che sono in campo.
Le questioni sul tappeto sono tante: dagli sfratti, ai nuovi strumenti di politica residenziale, agli sgravi fiscali. Coinvolgono le competenze di diversi enti e Ministeri: dalla Solidarietà Sociale all’Economia e Finanze fino ad arrivare alle Politiche Giovanili.
Il Governo ha intenzione di proporre anche in questo settore un approccio nuovo. Abbiamo già cominciato un utile e costruttivo confronto con tutte le parti interessate.
Ascoltare tutti e trovare una sintesi non sarà facile ma abbiamo l’obbligo di provarci.
C’è già una opportunità: il Ministero delle Infrastrutture, come previsto dal Decreto Legge per la riduzione del disagio abitativo, dovrà convocare un tavolo di concertazione per definire il piano nazionale straordinario di edilizia residenziale pubblica.
Pensare che questo lavoro di confronto e di collaborazione possa avere seguito e visibilità anche in una Conferenza nazionale sulla casa è auspicabile. La Conferenza nazionale potrebbe rappresentare l’occasione per una analisi approfondita di tutte le questioni in campo, per un confronto con le analoghe esperienze degli altri Paesi Europei con l’obiettivo di giungere ad una politica per la casa rinnovata, condivisa ed efficace.
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